I caffè storici di Roma: luoghi del pensiero e della conversazione

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I caffè storici di Roma: luoghi del pensiero e della conversazione
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Letteratura, arte, politica e una tazzina sul tavolo. Guida ai locali storici di Roma in cui il caffè si è fatto animatore del pensiero. Ed è entrato nella storia delle idee.  

Le pareti cariche di ritratti, le specchiere dorate e l’aroma del caffè che si diffonde tra i tavolini. Fuori c'è Roma, con tutta la sua frenesia. Dentro, il tempo sembra muoversi diversamente.

Nei caffè storici della capitale generazioni di scrittori, artisti, politici e filosofi si sono incontrati, hanno discusso, e a volte hanno immaginato come capovolgere il mondo.

Il caffè come luogo del pensiero

I caffè come spazio di scambio intellettuale nascono in Europa tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, figli dell'Illuminismo e della sua fiducia nel potere delle idee. A Parigi, a Londra, a Vienna, i café e le coffeehouse sono il luogo in cui la borghesia si affaccia alla conversazione pubblica. Il caffè è la bevanda della lucidità e della ragione e accompagna con disinvoltura discussioni di politica, filosofia, letteratura, affari e commercio.

A Roma questo fenomeno arriva presto, facilitato dall’apertura cosmopolita della città. Per decenni meta obbligata del Grand Tour europeo, la città attirava artisti, letterati e aristocratici da tutto il continente, e i suoi caffè divennero i punti di incontro naturali tra questi curiosi personaggi in transito.

Antico Caffè Greco (1760), il più antico di Roma  

Al numero 86 di via dei Condotti, a pochi passi dalla scalinata di Trinità dei Monti, L'Antico Caffè Greco non cambia indirizzo né spirito da oltre 260 anni. Il più antico caffè di Roma, secondo in Italia solo al Florian di Venezia, ospita al suo interno la più grande galleria d'arte privata aperta al pubblico al mondo: oltre 300 opere esposte nelle sue nove sale, tra dipinti, sculture, cimeli e fotografie.

All'inizio dell'Ottocento divenne il ritrovo preferito degli artisti e intellettuali tedeschi in visita a Roma, guadagnandosi il soprannome di "caffè tedesco". Ma ben presto la sua clientela si fece europea, poi mondiale.

Goethe, che abitava a poca distanza in via del Corso, era un cliente assiduo. Lo frequentavano anche Byron, Keats, Andersen, che abitava nei dintorni, e Schopenhauer, che portava sempre con sé il suo barboncino bianco chiamato Atma (anima del mondo), ma anche Wagner, Stendhal, Nietzsche, D'Annunzio, Leopardi. Nella Sala Omnibus, le pareti custodiscono medaglioni, ritratti e fotografie che documentano questi passaggi. Una foto del 1948 ritrae attorno a un tavolo Ennio Flaiano, Aldo Palazzeschi, Vitaliano Brancati, Orson Welles, Sandro Penna e Lea Padovani: quasi un manifesto della vita intellettuale romana del dopoguerra.

Dal 1953 il Caffè Greco è tutelato da un vincolo che lo dichiara di "interesse particolarmente importante". Ogni primo mercoledì del mese, il Gruppo dei Romanisti, un cenacolo di studiosi e accademici cultori di Roma, si riunisce ancora qui, come fa dal 1940.

Caffè Aragno (1886–1955) e la terza saletta che non c'è più

È solo fino al 1955, invece, che al numero 180 di via del Corso, all'interno di palazzo Marignoli, si poteva frequentare il Caffè Aragno. La sua posizione a pochi passi dalla Camera dei Deputati lo aveva reso fin da subito meta di politici e giornalisti, oltre che di artisti e letterati. Ma fu la cosiddetta "terza saletta" a entrare nella storia: Orio Vergani nel 1938 la definì il "sancta sanctorum della letteratura, dell'arte e del giornalismo" romano.

Vi si riunivano poeti e scrittori, artisti come Marinetti Carrà, De Chirico. Un episodio è diventato leggenda: nel 1926, ai tavolini dell'Aragno, Massimo Bontempelli e Ungaretti si accusarono reciprocamente di maldicenze letterarie. La questione si risolse con un duello alla spada nella villa di Pirandello sulla via Nomentana. Vinse Bontempelli.

Dell'antico locale sopravvive oggi solo la scritta "Aragno" sulla facciata.

Bar Rosati (1922), il salotto del Novecento

Piazza del Popolo, progettata da Giuseppe Valadier nei primi anni dell'Ottocento, è uno degli spazi urbani più scenografici di Roma. Al numero 4/5a, in uno dei due edifici simmetrici che fiancheggiano l'ingresso della piazza, i fratelli Rosati aprirono nel 1922 quello che sarebbe diventato il ritrovo dei pittori di via Margutta, la strada degli atelier e degli studi d'artista poco distante. Nel dopoguerra era impossibile non incontrarci Alberto Moravia con la moglie Elsa Morante, Vincenzo Cardarelli, Carlo Levi, Elio Vittorini.

Negli anni Sessanta il Rosati raggiunse l'apice della sua fama anche nel mondo del cinema: Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Federico Fellini, che veniva a incontrare il suo sceneggiatore Ennio Flaiano, Bernardo Bertolucci. Si dice che molte sceneggiature del cinema italiano di quegli anni siano state scritte su quei tavolini.

Proprio di fronte, c'era il Caffè Canova, frequentato dalla borghesia e dai redattori della Rai che allora aveva sede in zona. Fellini amava entrambi e il Canova lo ricorda con fotografie e disegni esposti nel locale.

Caffè Museo Atelier Canova Tadolini, bere un caffè tra le sculture

Per prendere un cappuccino tra gessi e marmi originali dell'Ottocento, invece, bisogna dirigersi in via del Babuino 150 ed entrare nel Caffè Museo Atelier Canova Tadolini. La sua storia comincia dallo scultore Antonio Canova, che nel 1818 acquistò questo spazio come studio e lo lasciò in eredità al suo allievo prediletto, Adamo Tadolini.

Per oltre un secolo e mezzo la famiglia Tadolini vi lavorò, accumulando opere, calchi e materiali di lavoro. Poi lo spazio fu convertito in caffè, ma le sculture rimasero al loro posto. È un caffè d'arte in senso letterale, forse il più bizzarro e affascinante della città.

Da Venezia a Parigi

In questa tradizione Roma non è isolata. In Italia, il primato spetta al Caffè Florian di Venezia, fondato nel 1720 in piazza San Marco. A Napoli, il Gran Caffè Gambrinus, aperto nel 1860 nei pressi di piazza del Plebiscito, fu il salotto della borghesia intellettuale partenopea. Celebri sono anche gli storici caffè triestini, come il Caffè Tommaseo, fondato nel 1830, il Caffè degli Specchi, che risale al 1839, e il San Marco, aperto nel 1914. Trieste è nota come città del caffè, e non a caso fu scelta da Francesco Illy nel 1933 per fondare la illycaffè, che ancora vi risiede.

Al di là delle Alpi, il Café Le Procope di Parigi, fondato nel 1686 e considerato il più antico ancora in attività della capitale francese, fu aperto da un italiano: Francesco Procopio dei Coltelli, un siciliano di Aci Trezza che aveva lasciato la Sicilia con l'idea di democratizzare il consumo del caffè, ancora bevanda rara in Europa. Si dice che Diderot vi abbia scritto articoli della sua Encyclopédie; Napoleone ci dimenticò il cappello.

Nei caffè storici di Roma si è espressa, nei secoli e in modo straordinario, la vocazione del caffè come facilitatore del pensiero e animatore delle conversazioni. Ruolo che continua brillantemente a interpretare, una tazzina dopo l'altra.

FAQ

Qual è il caffè storico più antico di Roma?

L'Antico Caffè Greco in via dei Condotti 86, fondato nel 1760. È il più antico caffè di Roma e il secondo d'Italia, dopo il Caffè Florian di Venezia (1720). È anche la più grande galleria d'arte privata aperta al pubblico al mondo, con oltre 300 opere esposte.  

I caffè storici di Roma sono ancora aperti?

Sì. L'Antico Caffè Greco, il Bar Rosati e il Caffè Museo Atelier Canova Tadolini sono tutti aperti al pubblico. Il Caffè Aragno, invece, ha chiuso nel 1955.

Quali personaggi famosi hanno frequentato i caffè storici di Roma?

L'elenco è sterminato. Al Caffè Greco si sono avvicendati Goethe, Byron, Keats, Schopenhauer, Wagner, D'Annunzio, Leopardi, Nietzsche, Orson Welles e molti altri. Al Bar Rosati, Pasolini, Moravia, Morante, Calvino, Fellini, Bertolucci. Al Caffè Aragno, Ungaretti, Marinetti, Pirandello, Pannunzio.

 

Esistono caffè storici simili a quelli di Roma in altre città italiane?

Sì. I più celebri sono il Caffè Florian a Venezia (1720), il Gran Caffè Gambrinus a Napoli (1860) e il Caffè delle Giubbe Rosse a Firenze (1897).