La storia del caffè, dalle origini alla tazzina di oggi

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La storia del caffè, dalle origini alla tazzina di oggi
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Le sue radici affondano nella leggenda, le rotte dei suoi viaggi hanno toccato tutti i continenti, nei secoli ha incontrato pensatori, artisti, rivoluzionari e milioni di persone comuni. Cronaca di oltre cinquecento anni di storia del caffè.

Forse grazie ai poteri un po’ misteriosi che gli sono sempre stati riconosciuti, il caffè è stato fin dall’inizio circondato da racconti affascinanti.

Mito e verità sulle origini del caffè

La sua storia è spesso fatta risalire, secondo un noto mito, al giovane pastore etiope Kaldi, che avrebbe scoperto le virtù dei frutti di un arbusto sempreverde osservando il comportamento insolito delle sue capre, diventate improvvisamente vivaci dopo averli assaggiati.
Un’altra tradizione diffusa nel mondo arabo racconta che il profeta Maometto ricevette una bevanda scura e intensa preparata con i chicchi estratti da quegli stessi frutti, capace di restituirgli forza e lucidità; secondo alcune versioni, sarebbe stato l’arcangelo Gabriele a portargliela.

Una cosa appare certa: furono gli Etiopi a consumare per primi il caffè, che cresceva spontaneamente nelle loro terre.
Le prime testimonianze storiche documentate collocano però il consumo regolare nella metà del XV secolo in Yemen. Qui il caffè veniva utilizzato inizialmente come bevanda medicinale e come supporto rituale: i Sufi lo bevevano per restare svegli durante le loro lunghe veglie notturne.

Dall’Etiopia allo Yemen, il caffè iniziava così il suo viaggio, che lo avrebbe condotto in tutto il mondo. A favorirne la fortuna, dapprima nelle città arabe, furono soprattutto le sue proprietà stimolanti.

All’inizio del XVI secolo il caffè lasciava i monasteri yemeniti e le prime sale da caffè arabe per raggiungere capitali lontane. Il suo commercio rimase a lungo monopolio del mondo arabo, finché nel XVII secolo, secondo la tradizione, un pellegrino musulmano, Baba Budan, riuscì a portare con sé alcuni semi fertili nascosti tra le vesti, al ritorno da un viaggio alla Mecca. Piantati in India, sulle colline del Karnataka, diedero origine ad alcune delle prime coltivazioni al di fuori del mondo arabo.

Da quel momento la diffusione diventa inarrestabile: gli Olandesi avviano le coltivazioni nelle colonie asiatiche, il caffè arriva nelle Americhe – prima nei Caraibi, poi in Brasile – e in seguito anche in altre zone dell’Africa.

L’arrivo in Europa e le sale da caffè

In Europa, il caffè iniziò a circolare a Venezia nei primi decenni del XVII secolo, grazie ai traffici commerciali con l’Impero ottomano. Veniva inizialmente venduto nelle farmacie e nelle botteghe degli speziali, dove era apprezzato per le sue presunte virtù medicamentose.

Nello stesso periodo cominciavano anche a comparire le prime botteghe dedicate alla vendita e al consumo del caffè; si stima che solo un secolo dopo in città fossero presenti più di 200 locali dove si poteva bere questa bevanda.

Leggenda vuole che nel 1683, anno della grande battaglia austriaca contro l’Impero ottomano, quando l’esercito in ritirata abbandonò Vienna, tra armi e viveri sarebbero stati trovati anche alcuni sacchi di caffè.

L’apertura della prima Kaffeehaus in città è documentata pochi anni dopo, nel 1685, a opera di un uomo di nome Deodato.

Nei Paesi europei le sale da caffè si moltiplicarono e divennero centri di scambio culturale e di aggregazione sociale. Nel passaggio tra Barocco e Illuminismo, il caffè ha accompagnato l’affermarsi della razionalità e la nascita della cultura moderna. Non a caso, gli spazi dove si beveva suscitavano anche qualche sospetto. Nella Londra del XVII secolo, i caffè erano chiamati “penny universities”: con il prezzo di una tazza, 1 penny, si potevano infatti leggere i giornali, ascoltare discussioni e intervenire in dibattiti pubblici. Questo fervore preoccupava le autorità: nel 1675 re Carlo II tentò perfino di chiuderli, temendo potessero promuovere idee sovversive, ma fu costretto a rinunciare per via di una vivace protesta pubblica.

Alla vigilia del 1789, dal Café Procope in poi, nei caffè parigini si discutevano notizie politiche e idee di riforma e si formava l’opinione pubblica, contribuendo allo sviluppo del pensiero rivoluzionario.

Proprio all’interno dei caffè nacquero esperienze destinate a lasciare un segno duraturo. Nel 1686, in una coffee house non lontana dal Tamigi, Edward Lloyd iniziò a raccogliere e condividere notizie sulle rotte marittime per i mercanti e gli armatori che frequentavano il suo locale: da lì presero forma i Lloyd’s di Londra.

Il caffè faceva il suo ingresso anche nell’immaginario culturale. Nel 1735 Johann Sebastian Bach gli dedicò una cantata, una piccola storia musicale in cui una giovane difende con ostinazione il proprio amore per il caffè; nel 1839 Honoré de Balzac espresse pubblicamente di esserne accanito bevitore; ancora negli anni ‘10 del ‘900, Thomas Stearns Eliot scrisse di aver “misurato la sua vita a cucchiaini di caffè”.

L’evoluzione delle tecniche

Parallelamente alla diffusione del caffè, cambiavano i modi per prepararlo. A partire dal cezve o ibrik, il tipico strumento per il caffè turco usato in Medio Oriente già nel XVI secolo, derivava il caffè bollito che successivamente ebbe fortuna nel nord Europa. Il metodo a infusione venne perfezionato in Francia alla fine del Settecento, quando per la prima volta i chicchi macinati vennero inseriti in un sacchetto di tessuto e poi messi in acqua bollente. Nel corso del XIX secolo furono inventati la macchina a capovolgere francese, l’antenata della macchina napoletana, e il percolatore, mentre il sistema vacuum introduceva la presenza di un filtro. La French Press nacque negli anni ’50 dell’800. Nel 1933, la moka di Alfonso Bialetti contribuì in maniera decisiva alla diffusione del caffè nella sfera domestica, facendone un rito quotidiano per milioni di persone, in Italia e non solo.

Intanto si sviluppava un’altra innovazione rivoluzionaria: la macchina per espresso. Dalle sperimentazioni di fine Ottocento (la prima, messa a punto da Angelo Moriondo e brevettata nel 1884, fu presentata all’Esposizione Generale di Torino) si arrivò a Illetta, progettata da Francesco Illy e brevettata nel 1935, che, sfruttando una pressione esterna e utilizzando acqua a una temperatura moderata, preparava un espresso con caratteristiche analoghe a quelle attuali.

Una storia che continua ogni giorno

Nel corso del Novecento, il caffè entrò pienamente nella modernità anche sul piano economico e sociale. Tra le due guerre mondiali divenne una commodity quotata sui mercati internazionali, con prezzi regolati dalle borse merci e legati agli equilibri geopolitici mondiali. Nel secondo dopoguerra, soprattutto in Europa, si affermò il bar moderno come spazio pubblico: il consumo si fece rapido e regolare, integrato nei ritmi del lavoro urbano. A partire dagli anni Settanta, una nuova attenzione per origine, qualità e metodi di preparazione si affiancò alla diffusione di massa del caffè, dando avvio a quella che viene definita second wave del caffè. Una terza “wave” sarebbe arrivata qualche decennio dopo, e anche oggi il caffè ispira continuamente nuove tendenze.

Secondo stime diffuse nel settore, attualmente circa un miliardo di persone nel mondo beve caffè ogni giorno: è una delle bevande più consumate e una delle principali commodity agricole scambiate a livello globale. Un compagno di strada, si direbbe guardando ai secoli che ha attraversato. Per questo, forse, la sua storia continua a intrecciarsi con la nostra.


FAQ

Quando e dove nasce il consumo del caffè come bevanda?

Il primo consumo documentato e continuativo del caffè risale alla metà del XV secolo nello Yemen, dove veniva utilizzato sia come bevanda medicinale sia come supporto rituale, in particolare dai Sufi durante le loro veglie notturne.

Come arriva il caffè in Europa?

Il caffè giunge in Europa all’inizio del XVII secolo attraverso Venezia, grazie ai traffici con l’Impero ottomano. Inizialmente venduto nelle farmacie e nelle botteghe degli speziali, si diffonde poi nelle sale da caffè, che diventano importanti luoghi di incontro e scambio culturale.

Perché i caffè sono stati luoghi sociali e politici rilevanti?

Dal Seicento in poi, le sale da caffè europee si affermano come spazi di discussione e circolazione delle idee. In città come Londra e Parigi favoriscono il dibattito pubblico, al punto da suscitare anche sospetti e tentativi di controllo da parte delle autorità.